l'attualita'

Somnium

alexsomnium.jpgUn vino di montagna, come pochi se ne bevono, Alex Berlingheri si conferma gran vignaiolo

Leggi tutto...
 

l'intervista del mese

Ivan Rapuzzi

rapuzziivan.jpgParla Ivan Rapuzzi che con il fratello Pierpaolo, porta avanti la storica azienda fondata dai genitori: Ronchi di Cialla. Un'eccellenza internazionale

Leggi tutto...
 

l'editoriale

I lavoratori di Alitalia bocciano il piano di ristrutturazione della Compagnia: non vogliono pagare gli errori di strategie della Socità.
Alitalia di soldi pubblici ne ha mangiati e molti e il Governo sembre deciso a lasciare la nostra ex Compagnia di bandiera al suo destino.
Questo lo scenario. Adesso si va verso il commissariamento e se non succede nulla si va verso la sua liquidazione.
Forse è la soluzione migliore, visto che tenere in vita questa società è ormai un accanimento terapeutico.
Certo ci sono in ballo dodicimila posti di lavoro (privilegiati), ma cosa dovrebbero dire le migliaia e migliaia di persone che dalla mattina alla sera di sono ritrovate per strada
?

 
 
Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

Advertisement

 
Ivan Rapuzzi PDF Stampa E-mail

Intervista a Ivan Rapuzzi di Ronchi di Cialla

Roncs, in friulano, sono le colline coltivate a vigna. Cialla è una piccola valle orientata da Nord-Est a Sud-Ovest, racchiusa da boschi di castagni, querce e ciliegi selvatici, nella zona Doc Colli Orientali del Friuli e ufficialmente riconosciuta con Decreto Ministeriale del 30.10.95 - cru CIALLA per la coltivazione di soli vitigni autoctoni friulani (bianchi: Verduzzo, Picolit e Ribolla Gialla; neri: Refosco dal Peduncolo rosso e Schioppettino) e produzione di vini d’invecchiamento.famiglia_rapuzzi.jpg
Cialla è rimasta intatta perché un po’ fuori dal mondo com’era in antico quando fu chiamata Cela. Cela, nella lingua slava del posto, significa “Riviera”, il nome le fu dato proprio perchè godeva di un microclima così esclusivo e felice che ancor’oggi vi cresce l’ulivo. I ripidi terrazzamenti, ricavati nel giro delle colline in esposizione ottimale per la coltivazione della vite, risalgono ai tempi del Patriarcato d’Aquileia e della Repubblica di Venezia e secondo radicata tradizione popolare, furono creati da prigionieri turchi. A conferma che già allora i vini di Cialla erano apprezzati, esistono documenti risalenti sin dal 1496 che attestano come l’Onorevole Capitolo di Cividale se ne approvvigionasse ogni anno.
Nel 1970 è risorta qui - per la passione di Paolo e Dina Rapuzzi e oggi con la continuità dei figli Pierpaolo e Ivan - un’azienda agricola a conduzione familiare, tesa a valorizzare vitigni di antica origine friulana secondo una filosofia mirata ad una selezionata produzione di vini di altissima qualità. NeI 1976 Paolo e Dina ottennero il prestigioso premio “Risit d’Aur” per aver salvato il vitigno “Schioppettino’ dalla scomparsa. Le viti furono messe a dimora su terreni dì marna eocenica - in filari nel rispetto delle distanze e orientamento ideali per le vigne in collina.ciallabianco.jpg
La potatura viene eseguita con cura estrema ed i trattamenti anticrittogamici sono controllati da una centralina microclimatica computerizzata che permette minimi interventi con prodotti non inquinanti. L’uva ottenuta, quale risultato di una limitata resa imposta dal disciplinare del cru Cialla, viene vendemmiata in selezione nei momenti ottimali e con la massima cura per ottenere un prodotto qualitativamente perfetto. La vinificazione segue una linea naturale in cui la filosofia della non forzatura delle fasi di trasformazione ed affinamento, privilegia sempre la “tipicità” che ci viene donata dal cru.
L’elevazione dei vini in barriques con una dosatura personalizzata di legni (rovere francesi) e tostature delle doghe, pone i Ronchi di Cialla tra i primissimi in Italia ed i primi in assoluto per i vini bianchi (1977), ad aver adottato questo antico procedimento di stabilizzazione naturale del vino. Successivamente i vini vengono imbottigliati; le bottiglie - numerate progressivamente sono fatte riposare nell’oscurità della cantina fino al momento in cui avranno raggiunto, grazie alle lunghe e quiete meditazioni, una perfetta maturazione. Sta alla sensibilità ed esperienza del produttore accompagnarle nel loro affinamento, così da produrre un vino “giusto” che da quel momento potrà esprimere per lunghi anni, in crescendo, la sua personalità e la tipicità del cru Cialla.

Passano gli anni, vostro padre Ë purtroppo mancato, ma fortunatamente tutto a Ronchi di Cialla continua come prima. C'è un segreto?refosco.jpg
Un piccolo segreto lo abbiamo. Da sempre abbiamo avuto la capacita’ di lavorare assieme e di confrontarci. Le decisioni che abbiamo preso in tutti questi anni, prima dai miei genitori e successivamente in famiglia, sono sempre state condivise, mai imposte. Ronchi di Cialla è un’azienda in cui innovazione e tradizione convivono sin dall’inizio. Innovazione in quanto siamo stati i precursori in Italia nell’utilizzo della barrique, nelle pratiche di ricolmatura dei nostri preziosi millesimi alla presenza di un notaio, tra i pochissimi monopole in Italia con la creazione della sottozona Cialla nel 1995. Il nostro essere legati alla tradizione ci ha portati da anni ad interessarci al rapporto che le nostre varietà hanno con l’ambiente, la vigna viene interpretata come un tutt’uno con la terra, l’acqua, l’aria e le altre specie viventi con le quali condivide il suo spazio.

Apparentemente restate nell'ombra, sembra quasi nel dimenticatoio, poca stampa, pochi new media, ma alla fin fine siete sempre dove dovete essere, strategia aziendale o casualità?
Non credo sia una vera e propria strategia aziendale e men che meno una casualità, piuttosto ritengo sia una conseguenza della nostra identità. I nostri vini hanno un carattere unico dovuto all’interazione tra un territorio straordinario, la nostra valle, a cavallo tra le Alpi e l’Adriatico ed i vitigni autoctoni del posto. Siamo custodi di un pezzo di terra che fa un piccolo miracolo, delle vigne che regalano dei vini complessi, eleganti, straordinariamente leggeri e molto longevi. Probabilmente è in questa unicità che si nasconde il nostro piccolo segreto che va al di la delle mode del momento ed è un valore che dura nel tempo.schioppettino.jpg

I vostri vini sono nel menù dei più importanti locali a livello internazionale. Ci raccontate come e dove siete presenti?
Siamo presenti su moltissime carte dei vini a livello nazionale ed internazionale. I nostri vini sono allo stesso tempo molto originali e classici. Le vinificazioni naturali e l’eleganza trasmessa dal territorio ne fanno dei prodotti che si sposano perfettamente con piatti raffinati ed internazionali. Per noi è un onore vedere le verticali del nostro Ciallabianco, dello Schioppettino, del Refosco, del Picolit a Milano e Roma come a New York, San Francisco e Londra.

Il segreto del successo della vostra azienda è di aver puntato su vitigni autoctoni, senza concedere nulla alle mode, specie dei decenni passati, potete spiegarci questa scelta?
Abbiamo sempre creduto, in modo sincero e profondo, a noi stessi e alla nostra filosofia. Siamo convinti da sempre che un vitigno che si è differenziato ed adattato in centinaia o migliaia di anni ad un specifico territorio ed ad un peculiare microclima saprà regalare, nel suo Cru d’eccellenza, dei vini capaci di trasmettere delle
emozioni, anche nelle annate più difficili.

Voi esportate una parte importante della vostra produzione, quali sono le azioni che a livello istituzionale, che dovrebbero essere intraprese per agevolare l'export italiano del vino?
In un mondo interconnesso e connesso le azioni più incisive riguardano la comunicazione. E’ fondamentale raccontare e ricordare al mondo l’incredibile valore dei territori italiani e del nostro stile di vita che tutti ci invidiano. Vedrei molto positivamente il favorire un turismo mirato alla scoperta dei luoghi e dei sapori unici e inimitabili del nostro paese.
picolit.gif

Mi è stato accennato a una certificazione di cui godete che va al di la del concetto del Bio.
Di cosa si tratta
?
Sono per passione e formazione entomologo e l’approccio naturale che riservo alla vigna è quello discreto e attento di un osservatore. Da alcuni anni alcuni colleghi entomologi e naturalisti che fanno capo al Museo di Storia Naturale di Verona hanno lavorato per mettere a punto un protocollo, denominato Biodiversity Friend, per stimolare il mondo agricolo ad una presa di coscienza verso una produzione più attenta alla conservazione delle risorse naturali, soprattutto di quelle biologiche, in una prospettiva, non più dilazionabile, di sostenibilità dello sviluppo.
L'agricoltore moderno deve porsi il problema di come favorire la biodiversità in azienda e gestire i rischi di una sua possibile riduzione in quanto è stato accertato lo stretto rapporto tra qualità biologica dell’ambiente e qualità dei prodotti.
Le nostre scelte agronomiche sono oramai da molti anni rivolte al minimo impatto ambientale e coerenti con i parametri richiesti dal protocollo Biodiversity Friend. Due anni fa abbiamo richiesto ed ottenuto (tra le pochissime aziende vitivinicole italiane) la certificazione di azienda Biodiversity Friend.
Tra le nostre vigne abbiamo riscontrato un patrimonio in termini di biodiversità elevatissimo. Ne fa fede e siamo orgogliosi di annoverare la presenza nella nostra valle di Cialla di ben 4 specie su 5 di coleotteri catalogati CITES (convenzione per proteggere le specie piu’ vulnerabili ed a più alto rischio di estinzione); la 5a specie non è stata trovata a Cialla semplicemente perchè non tipica del nostro ambiente essendo infeudata a quote sensibilmente maggiori!

In azienda state programmando l'uscita di qualche nuova etichetta?
Premetto che per noi è un punto d’orgoglio il non volere ampliare o comunque modificare la nostra gamma di vini solo per compiacere il mercato. Crediamo che solo con il tempo e le vendemmie si possa capire ed interpretare nel modo migliore un vitigno ed il suo vino.

sederonchicialla.jpg Detto questo, dopo alcuni anni e svariate prove agronomiche in campagna e microvinificazioni in cantina, abbiamo individuato una vigna di Refosco dal Peduncolo Rosso che abbiamo coltivato e interpretato per la creazione di un vino Rosè a Cialla. Sono davvero entusiasta della qualità della prima annata prodotta (2016): di colore rosa cipria, brillante, si presenta al naso fresco e fruttato (richiama piccoli frutti rossi su un fondo finemente speziato). In bocca è fresco, persistente e fruttato, completato da note leggermente agrumate e piacevolmente minarali. Ghiacciato è il vino perfetto per l’estate!

Se un winlover volesse levarsi uno sfizio, quali annate suggerireste dei vostri Schioppettino e Refosco? E per il vostro mitico Picolit?
Lo Schioppettino è sempre meraviglioso, ogni annata racconta con fedeltà ed eleganza l’andamento della stagione e gli eventi climatici che l’hanno caratterizzata. Per mia sensibilità al vitigno e per gusto personale, tra gli Schioppettino di Cialla i miei favoriti sono quelli prodotti nelle annate più fresche: 1983, 1984, 1992, 1996, 2002.
A mio avviso il Refosco dal Peduncolo Rosso di Cialla predilige le maturazioni lunghe e le annate con un andamento regolare e moderatamente fresco, ricordo: 1980, 1982, 1987, 1990, 1992, 1999, 2001.
Per il Picolit di Cialla il discorso è ancora un poco diverso, in questo caso quel che fa la differenza è l’andamento dell’autunno. Le annate che ci hanno permesso di mantenere piú a lungo l’uva sulla pianta hanno fatto la differenza: 1978, 1981, 1991, 1999 e 2005 sono davvero straordinarie
.

www.ronchidicialla.it  

Meditate gente, meditate
Intevista dell'aprile 2017

 
Pros. >