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Noi Italiani abbiamo interessi non indifferenti in quel Paese. Dal Gas al Petrolio, al settore immobiliare. Sezadimenticare che una buona metà della popoazione è di origine italiana.
Quel che a specie è cheunpaese ricchissimo dimaterie prime sia allla fame

 
 
Antisemitismo PDF Stampa E-mail

Insulti antisemiti, Curve contestano la lettura del diario di Anna Frank
A Bologna i tifosi della Lazio intonano canti fascisti, all╩╝Olimpico cori a sostegno della Roma coprono la lettura. A Torino una parte della Curva Sud intona l╩╝inno di Mameli durante il raccoglimento
Fischi e contestazioni negli stadi della Serie A durante il minuto di raccoglimento dedicato alla lettura di un brano del diario di Anna Frank, deciso dopo gli insulti antisemiti dei tifosi laziali domenica all'Olimpico. Nello stadio della Capitale, la lettura è stata coperta dai cori dei romani a sostegno della squadra. A Bologna i tifosi della Lazio hanno intonato il canto fascista "Me ne frego", con diverse braccia tese nel saluto romano.

Il turno infrasettimanale, dunque, non concede tregua alle polemiche e fa registrare l'ennesima serata di cori da vergogna. C'è antisemitismo diffuso quasi in ogni stadio, dove vengono lette le parole del diario della giovane ragazza, icona della Shoah. A Torino una parte della Curva Sud della Juventus, quella occupata dai gruppi di ultrà, ha cantato l'inno di Mameli. Dal settore è partito qualche fischio, mentre il resto dello stadio ascoltava in silenzio il brano letto dall'ebraista Corradini. Alla fine del momento di raccoglimento tutto lo stadio ha applaudito.

Fischi anche a Firenze. Ma gli occhi di tutti erano puntati su Bologna, dov'era di scena la Lazio. Al Renato Dall'Ara si sono susseguiti gesti simbolici, su tutti la t-shirt con il volto sereno di Anna Frank e la scritta 'no all'antisemitismo' indossata dalla squadra di Inzaghi nel riscaldamento. Quel 'no', in uno stadio dove gli Irriducibili della Lazio hanno rinunciato ad andare, era stato pronunciato chiaro già prima del riscaldamento, con l'omaggio del club biancoceleste alla memoria di Arpad Weisz, l'allenatore ungherese che, alla fine degli anni '30, portò il Bologna alla conquista di due scudetti e di un trofeo dell'Esposizione a Parigi, una sorta di mondiale per club di quei tempi, e che poi morì in un campo di concentramento.

L'atmosfera di grande raccoglimento è stata rovinata da un centinaio di sostenitori laziali, che aspettavano di entrare nell'impianto bolognese. Prima hanno intonato cori da stadio, poi la 'Società de li magnaccioni', infine hanno intonato il 'Me ne frego' di stampo fascista. Diverse le braccia tese nel saluto romano durante il coro.

 
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