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C'è molto da rivedere sul nostro rapporto genitori-figli

 
 
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Islam a Firenze PDF Stampa E-mail

Islam e Firenze ieri e oggi
Agli Uffizi e al Bargello una Mostra sul dialogo tra culture, che in questi tempi di muri l’arte può e deve suscitare

Ora che l’attenzione mediatica sembra concentrarsi tutta su migranti e rom,  in attesa che sopraggiungano altre tematiche care alla pancia, da Firenze si riaccende la polemica su un tema che sembrava sopito o momentaneamente accantonato: quello del nostro rapporto con l’Islam. A riaccenderlo due Mostre: una distribuita su due musei statali (Uffizi e Bargello) e un’altra apertasi alla Biblioteca Nazionale. Ma l’occasione per la fiammata polemica che ha suscitato l’inusitata reazione del Ministro degli Interni contro l’esternazione del Direttore degli Uffizi Eike Schmidt è stata fornita dall’apertura nei due importanti musei nazionali di una Mostra dal titolo Islam e Firenze, arte e collezionismo dai Medici al Novecento, che resterà  aperta fino al 23 settembre. img_7669-768x576.jpg Che cosa  ha detto di tanto disdicevole Schmidt? Ha espresso la speranza che Firenze possa avere «presto una moschea bella e grande». E’ grave? Non doveva? Ma ecco cos’ha testualmente detto: «Firenze ha un duomo considerato tra i più belli della cristianità e una bellissima sinagoga, ma non ha ancora una moschea. Spero di vedere con i miei occhi, prima di morire, una grande e bella Moschea di Firenze, con le pareti rivestite di porcellane di Doccia e una cupola d’oro».  Secca e sbrigativa la replica del Ministro Matteo Salvini: «La Moschea non è un’esigenza né di Firenze né di nessun altro».

In Lombardia, aggiungeva, è stata approvata una legge regionale che prevede referendum su questi temi. Di fronte a questo botta e risposta a distanza, un invito alla saggezza è venuto dall’Imam di Firenze e Presidente del’ UCOII  Izzedim Elzir: «Alle volte la politica spinge ad essere sempre in campagna elettorale, ma chi ha l’onere e l’onere di governare un paese come il nostro, che ha bisogno di tante risorse, deve governare e basta.  Quanto alle parole di Schmidt queste – secondo l’Imam – hanno un valore aggiunto perché parlano di poter professare una fede religiosa in libertà e dignità».  Di pace e di dialogo  ne hanno parlato negli stessi giorni il Cardinale Arcivescovo Giuseppe Betori ed il Segretario della Lega Musulmana Mondiale Muhammad Bin Abdul Karim Al Issa, in visita a Firenze. Un segno che la Chiesa segue altri percorsi rispetto a quelli della chiusura e dei muri che spesso si erigono anche nei confronti di nostri connazionali.

Chiusa, per il momento, la polemica sulla Moschea, ciò che qui preme rilevare è il fatto che fare cultura, foss’ anche una Mostra sull’arte antica, significa fare i conti con la storia del passato per trarre dalla sua conoscenza motivo di riflessione sul presente. E’ quanto si è inteso fare con queste Mostre dedicate alla cultura dell’Islam ed agli scambi culturali che con essa i Medici e la città di  Firenze, ma non solo, hanno intrattenuto fino agli albori del XX secolo. Per oltre due anni un comitato scientifico internazionale ha lavorato intensamente alla selezione delle opere e al catalogo della mostra, con saggi ricchi di indagini scientifiche e storiche che mettono in chiaro il ruolo importantissimo di Firenze negli libroislam.gifscambi interreligiosi e interculturali tra il Quattrocento e il primo Novecento. Secondo Eike Schmidt “la mostra mette in evidenza non solo gli interessi per la cultura islamica ben radicati già nel collezionismo mediceo, e continuati fino in epoca moderna, ma testimonia anche la fascinazione estetica per l’Oriente che, senza pregiudizi, ha sempre permeato l’arte europea. E inoltre porta alla nostra attenzione l’importanza fondamentale degli scambi commerciali, ma soprattutto intellettuali e umani, nel bacino mediterraneo e oltre, come mezzo di arricchimento e di pace”.

La giraffa che il Sultano d’Egitto Qayt Bay inviò in dono a Lorenzo il Magnifico nel 1487,  testimoniava i buoni rapporti che intercorrevano fra la corte dei Medici e il mondo islamico.  Purtroppo ebbe vita breve: seppure tenuta in stalle speciali fatte appositamente costruire nella villa di Poggio a Caiano e in via della Scala, a Firenze, si incastrò con la testa fra le travi del soffitto e morì, spezzandosi l’osso del collo, meno di due mesi dopo. Animale praticamente sconosciuto nella Firenze di allora, fu celebrato in pittura da artisti come   Francesco Botticini, Giorgio Vasari, il Bachiacchia e Piero di Cosimo. Quella impagliata esposta agli Uffizi, proveniente dal museo di storia naturale de La Specola, è invece quella che il Vicerè d’Egitto donò al Granduca Leopoldo II negli anni 30 del XIX secolo.

Animali esotici a parte, la sontuosa  rassegna, curata da Giovanni Curatola e organizzata dagli Uffizi con il Museo Nazionale del Bargello, è un’occasione unica per scoprire conoscenze, scambi, dialoghi e influenze tra le arti di Occidente e Oriente.1529408696178650-preview-mostra-islam.jpg

Per  Paola D’Agostino,  Direttrice dei Musei del Bargello “la rassegna è importante per svelare al pubblico non solo il ruolo dei Medici  ma quello fondamentale che la città gigliata ebbe alla fine dell’Ottocento negli scambi intellettuali e collezionistici italiani e stranieri e nella creazione di nuclei museali di arte islamica e di eccellenza museografica, tra cui quello del Museo Nazionale del Bargello è a tutt’oggi uno dei più importanti in Italia”.

L’interesse antico di Firenze per il mondo islamico è testimoniato già nei diari dei mercanti fiorentini Simone Sigoli, Leonardo Frescobaldi e Giorgio Gucci che nel 1384, durante il loro pellegrinaggio in Terrasanta ( raggiungendo poi il Cairo e Damasco),  descrissero il loro stupore per la straordinaria bellezza dei manufatti tanto da affermare: “… veramente tutta la cristianità per un anno si potrebbe fornire di mercatanzia in Damasco”.

In Mostra troviamo l’arte islamica con i suoi straordinari tappeti, i “mesci roba” e vasi “all’azzimina”  ovvero ageminati (tecnica di lavorazione dei metalli per ottenere una decorazione policroma), i vetri smaltati, i cristalli di rocca, gli avori, le ceramiche a lustro: queste ultime in verità provenienti dall’Islam Occidentale, la Spagna, e da noi chiamate majolica dall’ultimo porto di partenza, Majorca.

A Firenze si conserva un nucleo importantissimo di arte islamica, quasi 3.300 opere donate nel 1889 dall’antiquario lionese Louis Carrand al Museo del Bargello, già allora tra i principali musei d’Europa. La sala islamica al Bargello fu allestita nel 1982 da Marco Spallanzani e da Giovanni Curatola, su impulso di Paola Barocchi e dell’allora direttrice, Giovanna Gaeta Bertelà, che hanno posto il meglio dell’Islam in relazione con Donatello e i capolavori della statuaria del Rinascimento. La Rassegna si articola in due sedi espositive: al Bargello la sezione dedicata al collezionismo e agli islam-firenze-8.jpg allestimenti museali di fine Ottocento e inizio Novecento, con opere della già citata donazione di Carrand e dell’altro grande collezionista inglese, Frederick Stibbert, ma anche dei toscani Stefano Bardini e Giulio Franchetti. In quegli anni Firenze era frequentata da importanti collezionisti, italiani e stranieri, direttori di musei, curatori, conoscitori, tra i quali Wilhelm von Bode e Bernard Berenson, entrambi estimatori anche di arte islamica. È in quel clima culturale, grazie anche alla lungimiranza di grandi direttori del Bargello come Igino Benvenuto Supino, che si formò una delle più importazioni collezioni di arti decorative del mondo: e all’epoca l’Islam non era certo considerato periferico, tutt’altro.

Agli Uffizi, l’altra sede espositiva, sono raccolte le testimonianze artistiche dei contatti fra Oriente e Occidente: le suggestioni (a partire dai caratteri arabi delle aureole della Vergine e di San Giuseppe e dai costumi nell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano) e i ritratti di sultani della serie gioviana per mano di Cristofano dell’Altissimo. E ancora gli esemplari preziosi della lavorazione dei metalli, ricercatissimi già dai tempi di Lorenzo il Magnifico, le ceramiche orientali, o quelle ispano-moresche con stemmi nobiliari fiorentini. Stoffe e grandi tappeti provenienti dall’Egitto mamelucco di fine Quattrocento o degli inizi del Cinquecento, entrati molto presto nelle collezioni mediceo-granducali, i vetri, i metalli che hanno influenzato la coeva produzione italiana, e non ultimi gli splendidi manoscritti, fra i quali spiccano le pagine del più antico codice datato (1217) del “Libro dei Re” del persiano Firdusi, posseduto dalla Biblioteca Nazionale, e gli esemplari orientali della Biblioteca Medicea Laurenziana, rari per datazione e provenienza.

Un percorso spettacolare, vario e affascinante attraverso secoli di scambi e contaminazioni culturali

La mostra “Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento” è in concomitanza e in collaborazione con l’esposizione “Il Montefeltro e l’Oriente Islamico” della Galleria Nazionale delle Marche, ad Urbino, mentre alla Biblioteca Nazionale Centrale è aperta la Mostra Immagini d’Oriente, la riscoperta dell’Arte Islamica nell’Ottocento.  L’importanza e l’attualità di questi eventi culturali dedicati all’Islam è stata sottolineata dall’Ambasciatore d’Algeria  Abdelhamid Senouci Bereksi e dai lavori di  Anna Shamira Minozzi, artista contemporanea che vive a Venezia,  appassionata di calligrafia che ha voluto fare  due quadri per mettere in rilievo la base etica delle due religioni:  uno dedicato a Sant’Agostino che era di origini algerine l’altro a Khader un emiro arabo, algerino, di fede musulmana che come Sant’Agostino è stato un monito che ha illuminato l’etica e la filosofia. Dunque,  scrive Schmidt, «L’Islam e Firenze non è una Mostra pensata solo per gli specialisti, o per educare il pubblico, ma una iniziativa con una forte  connotazione sociale e identitaria. Poiché siamo convinti che l’identità di Firenze si fondi proprio sullo scambio, su una commistione di persone e conoscenze grazie alla quale è stato possibile quel fenomeno straordinario che chiamiamo Rinascimento. Per cui, il ruolo di un museo non si esaurisce nella conservazione delle opere o nel renderle fruibili al pubblico: la sua deve essere una funzione sociale, un luogo attivo di scambio di culture e punti di vista. Quanto alla Moschea di Firenze sono in corso trattative mentre per quella di Sesto Fiorentino già vi è un accordo tra Comune, Università, Curia fiorentina e Comunità Islamica. Ma questo forse  il Ministro non lo sa».

 
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