Il Sindaco di Volterra

Marco Buselli,  38 anni, infermiere. Con importanti trascorsi nell'associazionismo sindacale e culturale
ppriori.jpgLei è sindaco di una delle Città più antiche e prestigiose della Toscana, è giovane e pieno di entusiasmo, quali traguardi si pone nel suo mandato?
 -Ha detto bene, una delle Città più antiche e prestigiose di Toscana: il mio obiettivo principale è far si che Volterra rimanga e consolidi il suo status di città, arrestando il calo demografico ed un lento ma chiaro declino, che sembra ormai scritto da tempo. Del resto già Luchino Visconti in "Vaghe stelle dell'Orsa" fa descrivere Volterra, in un dialogo tra i protagonisti, come «l'unica città che io sappia condannata inesorabilmente a morire di malattia".
In realtà Volterra ha potenzialità immense. Ma non può vivere di solo turismo. Deve vivere di vita propria, avere opportunità per i giovani, che sono il futuro. Per questo giochiamo a diversificare le prospettive di sviluppo: arte, storia, cultura, quindi, ma anche terziario e comparto socio - sanitario, agricoltura e attività produttive.
Altrimenti il destino è quello di un borgo senza anima, una città che diventa inesorabilmente museo di se stessa.centenario_volterra.jpg
Quali sono le difficoltà oggi nell’esercitare la sua carica, anche alla luce dei problemi economici che il Paese sta passando?

 - Le difficoltà sono inimmaginabili, come quelle di altri sindaci miei colleghi, in relazione ai continui tagli e "razionalizzazioni", ma amplificate dal fatto che, oltre ad avere le problematiche di ogni comunità di queste dimensioni, stiamo parlando di un abitato che ha tremila anni di storia, da conservare, manutenere, promuovere e valorizzare. Con i fondi a disposizione questo è pressochè impossibile, per cui ci inventiamo anche idee a costo zero, come quella che permetterà di portare l'anno prossimo la Facoltà di Architettura dell'Università di Detroit a Volterra, oppure prestiti di opere in cambio di restauro e interventi di riqualificazione, adozione delle aree verdi etc
Amministrare una città come Volterra è un compito non da poco, come evitare che diventi una sorta di Disneyland del turismo? 
 -  E' un compito arduo, un pò anche per il carattere difficile dei volterrani stessi. Ma i volterrani comunque amano la loro città,e questo è un punto su cui fare leva. Bisogna accrescere la consapevolezza, a volte anche con provvedimenti impopolari, come la pedonalizzazione di certe aree o il rigore sul decoro urbano, nella cittadinanza. Come diceva staccioli.jpg
Peppino Impastato "bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l?abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore". Stupore che è vivo in chi vede Volterra per la prima volta: è proprio questo che si deve risvegliare in chi ormai si è assopito senza rendersi conto di quel che ha tra le mani. Non importa se non c'è un grande centro commerciale, la bellezza è altro, impariamo ad apprezzarla..
- Volterra è da sempre una città d’arte con un importante attività legata alla lavorazione d’alabastro, purtroppo questa attività ha subito gli effetti della globalizzazione, spesso nelle botteghe si vedono lavori simili, fatti esclusivamente per un turismo mordi e fuggi.
Come, a suo parere si potrebbe alzare la qualità delle lavorazioni?

  - La crisi acuisce il fenomeno, per cui gli oggetti più richiesti rischiano di essere quelli di minor valore, ma ci sono comunque anche segnali incoraggianti. La pietra locale è tornata a Volterra, dal momento che abbiamo fatto un accordo con la Knauf, una multinazionale che opera in zona. Abbiamo anche un Istituto d'Arte unico al mondo, in cui si può lavorare l'alabastro: i ragazzi ci vengono, ma poi quel che manca è il collegamento col mondo del lavoro. Uno sforzo è quello di internazionalizzare il ruolo dell'istituto, dando anche la possibilità ad artisti che lo vogliano, di frequentare i laboratori. lavorazione_torre_in_alabastro.jpgPer aiutare i ragazzi a entrare nel mondo del lavoro abbiamo anche il supporto della Banca del territorio, la Cassa di Risparmio di Volterra, che ha dato disponibilità a sostenere progetti. Ma quel che conta di più è il genio dei nostri maestri artigiani, che recentemente ha avuto commesse importanti da grandi firme del design, o è riuscito a realizzare l'opera in alabastro più grande al mondo con la torre pendente in alabastro, oppure a puntare sull'innovazione tecnologica e la ricerca, che hanno dato vita a applicazioni diverse da quelle consuete per l'alabastro, finito anche negli arredi e nei rivestimenti degli yacht
di lusso.
Lo stesso discorso vale per la ristorazione e il beverage, non si potrebbero incentivare quelle attività che promuovono i prodotti del territorio e la filiera corta?
  - Qua il problema si è verificato col la disseminazione e il proliferare di licenze in passato. Adesso, con le liberalizzazioni, è davvero difficile mettere un freno ad ulteriori aperture di locali per la vendita di alimenti e bevande. Abbiamo incentivato la modalità della filiera corta, mettendo insieme molti produttori del Volterrano e la cosa funziona. Fortunatamente c'è anche maggior consapevolezza e attenzione a non creare locali fotocopia, tra i ristoratori. Ma molto c'è ancora da fare. Un esempio su tutti: abbiamo un prodotto unico, il sale alimentare proveniente dalle cave di salgemma di Saline di Volterra.
Sono pochissimi i locali che hanno il sale di Volterra in tavola, nonostante altrove sia ricercato per la sua purezza e l'incredibile qualità del prodotto.
- Lei ha un sogno, ripristinare la ferrovia fino a Volterra.salaconsiglio.jpg
Quali sono i motivi che ostano questa iniziativa strategica? Si può ragionevolmente pensare a una soluzione positiva?

  E' un sogno, allo stato attuale, ma può divenire realtà. La logica lo dice, perchè non possiamo continuare ad ingrassare il trasporto su gomma, assai meno sostenibile e compatibile con il territorio. Ricollegare Volterra al mondo, perchè il treno, fino al 58, arrivava sul colle, è come esser riusciti a collegare Venezia alla terraferma, dal momento che anche la nostra
città è una sorta di isola, nel mare delle colline toscane, lontana, ma allo stesso tempo posta in un triangolo ideale tra Firenze, Siena e Pisa. Ora siamo concentrati sul mantenimento del troncone ferroviario attuale, che si ferma a Saline di Volterra, ma la logica conclusione porta ad ipotizzare il collegamento al capoluogo, Volterra. Servono capitali privati, perchè l'investimento è importante, ma la resa lo sarebbe ancor di più.
Come immagina Volterra, nel terzo millennio che è appena iniziato? 
  - Volterra come città che, per evitare di chiudersi in se stessa, si apre al mondo. Culla di artisti e di giovani, che sono la linfa vitale di qualsiasi comunità voglia continuare ad avere un futuro. Una città che accoglie l'Università, gli studenti, la cultura, lo scambio di idee. Una città che diventi Patrimonio dell'Umanità, come merita, e che possa mantenere Istituzioni e servizi, che le permettano di continuare ad essere civitas, centro propulsore di civiltà, quale è stata fin dalla notte dei tempi e quale vuole continuare ad essere.

Intervista rilasciata nell'ottobre 2012