V. Michelucci

Incontriamo Valerio Michelucci, nel suo hangar capannone nella zona industriale di Livorno, di lui ci colpisce la simpatia immediata e la voglia di ascoltare, non è poco in un ambiente come quello dell’arte, popolato da figure mediocri che cercano di farsi notare parlando solo di se stessi e della loro produzione.
Qual è la tua formazione?cactusazzurro.jpg
Una domanda standard alla quale di solito segue una risposta standard, sintetica, laconica, di vita breve, di poche soddisfazioni, come questa.

Da quanto tempo fai arte?
La casa che abitavo da piccolo aveva un lungo e stretto corridoio, ed io parlavo spesso con le mie ciabatte De Fonseca vellutate.
Erano gli anni in cui mio padre comprava le verdure e la frutta al grande mercato ortofrutticolo, le arance arrivavano avvolte in quella carta appena plasticata. Con un telaio fatto di stecchini da denti costruivo le mie ali, rivestendole di quel materiale e provandomi, nel corridoio, che il sogno di volare era (quantomeno per me) assolutamente possibile

Hai iniziato come artigiano del legno, com'è avvenuta la contaminazione tra arte e artigianato?
No, l'idea dell'artigiano del legno si è sviluppata su un abbandono, un lutto, quello del teatro che stava muovendo dentro di me, avevo bisogno di curarmi costruendo qualcosa che avesse contorni fisici oggettivi ed apprezzabili, qualcosa che alleviasse la stanchezza della mente e volgesse le mie inquietudini in positivo. Non era pensabile che la contaminazione cui tu fai riferimento non si manifestasse...cactus.jpg

Tu hai importanti trascorsi nel teatro.
Quanto di questa esperienza si transla nel tuo lavoro attuale?
Credo che il lavoro dell'artigiano non si discosti molto dal lavoro d'attore in teatro, nel senso che prima di arrivare ad una forma considerata definitiva della messa in scena o dell'oggetto d'arte per entrambi valgano le stesse regole, per cui anche oggi al momento di creare qualcosa mi sento in una di quelle stanze dove ripetevo parole e cercavo voci e corpi in prestito. Sostanzialmente dal teatro importo la consuetudine al RICICLO e l'amore per l'IMPERFETTO.astronave.jpg

Hai un artista o un Movimento di riferimento?
Moltissimi lumi accesi, se dovessi scegliere un artista oggi potrei dirti Panamerenko, che mi diverte, J.Fabre, che stuzzica la mia parte egospastica, Gipi, che mi coccola, non ho movimenti a cui mi ispiro, ma se avessi 18 anni oggi andrei in Olanda a studiare.....

Come vedi la cultura in generale e l'arte in particolare in Italia, oggi?
Ho due figli piccoli, un cane anziano, una moglie che lavora sempre, e problemi crescenti a soddisfarne i bisogni. cactusgrigio.jpgDue mesi fa, domenica mattina, per problemi organizzativi la partita di rugby del piccolo a Prato era saltata all'ultimo minuto, siamo andati al Museo Pecci, ore 11.30 del mattino: deserto, DESERTO. com'ero e com'eravamo felici di quella luce che veniva da fuori quel mattino piovoso, e com'era emozionante girare per le stanze aspettando di trovare qualcosa di bello.

Quale dovrebbe essere il ruolo delle istituzioni nei confronti dell'arte?
Le istituzioni dovrebbero emozionare chi le fa funzionare (cioè noi), le istituzioni siamo io e Alessandra che prendiamo i nostri figli per mano e li portiamo nelle stanze del Pecci e mai ci sogneremmo di non portarli. LE ISTITUZIONI, nella stragrande maggioranza dei casi, sono presiedute da disgraziati assoggettati a poteri che non hanno niente a che vedere con l'arte. UN po' di pulizia effettivamente ci vuole.

Lavori spesso con altri artisti, come mai questa scelta?
Sinceramente non lo so, e pensare che io sto tanto bene da solo

Quali mete ti prefiggi?
Camminare accanto al mio leone senza avere niente da temere...
Intervista del marzo 2013