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Firenze, lo sponsor non si trova: cancellata alla vigilia la mostra sull'Alluvione
Doveva aprire a fine mese, costava 300mila euro, ma enti pubblici e imprese hanno detto no
Avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello delle manifestazioni per i 50 anni dall'alluvione, un grande compendio di quello che la tragedia del 4 novembre 1966 ha rappresentato per Firenze da tutti i punti di vista, sociale, economico, culturale, identitario in senso lato. 
E con uno speciale focus sul restauro, di cui la città è poi diventata (anche grazie alle energie messe in moto dall'alluvione) capitale mondiale. Ma della grande mostra "Firenze .
La bellezza salvata", curata dall'ex soprintendente del Polo museale fiorentino Cristina Acidini, con apertura prevista per la fine del mese a Palazzo Medici Riccardi (dove nel '66 si trovava il Museo Mediceo, che fu totalmente devastato), non se ne farà di nulla. Almeno per ora.
A ridosso del vernissage gli organizzatori hanno deciso di rimandarla a data da destinarsi, salvo sorprese.
Motivo? Mancano i soldi, che pure non sarebbero stati neanche tanti per un allestimento come quello previsto: 300 mila euro.
Proprio così: in tre anni e mezzo da quando il Comitato di coordinamento degli eventi per il 50esimo (di cui sono copresidenti il sindaco Dario Nardella e il Presidente toscano Enrico Rossi, ed è vicepresidente l'ex sindaco Mario Primicerio) è stato istituto, nessuno è riuscito a garantire i fondi necessari a uno degli eventi clou delle celebrazioni, né la Regione, né il Comune, né la Città metropolitana (che pure ha messo a disposizione Palazzo Medici Riccardi), né lo Stato, e nemmeno i tanti privati a cui ci si è rivolti sperando in un gesto di mecenatismo.
Anzi, alle richieste avanzate ai potenziali sponsor (grandi imprese, case di moda, ecc.), tutti hanno spiegato di essere impegnati in altri progetti.
E dire che, in termini di ritorno di immagine, ne sarebbe valsa la pena.
La mostra, nell'intenzione del Comitato organizzatore, avrebbe dovuto fare il punto sull'evento che più, insieme alla seconda guerra mondiale, ha segnato la vita della Firenze contemporanea, attraverso foto, audio, video, pannelli esplicativi, reperti, manufatti, documenti, e oltre 150 opere d'arte, fra quelle colpite e poi restaurate, quelle ancora da restaurare e quelle irrecuperabili, provenienti da circa 30 fra musei, chiese, biblioteche, collezioni private.
Con l'occhio a un pubblico sia di comuni visitatori, italiani e stranieri, che di esperti, restauratori e scienziati, antiquari e artigiani, insegnanti e imprenditori del settore della conservazione e della ricerca tecnologica applicata ai beni culturali.
Il sentore di un possibile forfait circolava da giorni fra gli addetti ai lavori, pur in assenza di qualunque comunicazione ufficiale degli organizzatori, in attesa di un colpo di fortuna last minute.
Che però, ad oggi, non c'è stato. E a questo punto è davvero troppo tardi.
Nei prossimi giorni il Comitato tenterà l'ultima carta, con un appello urbi et orbi a chiunque abbia voglia di mettersi a disposizione, si intende con un po' di soldi.
E per il momento, l'unica cosa realizzabile della Mostra mancata, grazie a un contributo di 30 mila euro dell'Ente Cassa di Risparmio, è il catalogo (con saggi e schede delle opere esposte, a cura di Cristina Acidini e Elena Capretti), che adesso sarà trasformato in libro.
Vergogna
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